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	<title>Imprenditori</title>
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	<description>la rivista di economia e cultura più letta in Emilia Romagna</description>
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		<title>La Vie en rose dell&#8217;imprenditoria a Bagnolo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 08:39:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ad hoc]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è svolta lunedì 6 settembre 2010, la quarta edizione de “La vie en rose”. Manifestazione promossa dall&#8217;Amministrazione Comunale di Bagnolo in Piano, in concomitanza con la tradizionale Fiera di Settembre e organizzata in collaborazione con CNA Impresa Donna per premiare e valorizzare l&#8217;imprenditoria femminile sul territorio.
Tre quest&#8217;anno i premi assegnati ad esempi di imprenditoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2558" href="http://imprenditori.it/2010/09/08/la-vie-en-rose-dellimprenditoria-a-bagnolo/vienrose1/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2558" title="Vienrose1" src="http://imprenditori.it/files/2010/09/Vienrose1-300x159.jpg" alt="" width="300" height="159" /></a>Si è svolta lunedì 6 settembre 2010, la quarta edizione de “La vie en rose”. Manifestazione promossa dall&#8217;Amministrazione Comunale di Bagnolo in Piano, in concomitanza con la tradizionale Fiera di Settembre e organizzata in collaborazione con CNA Impresa Donna per premiare e valorizzare l&#8217;imprenditoria femminile sul territorio.</p>
<p>Tre quest&#8217;anno i premi assegnati ad esempi di imprenditoria femminile di particolare rilevanza: a Rosetta Incerti, socia della ditta “Marmiroli srl” azienda leader nel settore del restauro; a Renza Barbieri, conosciuta da tutti i bagnolesi come Zelì e con una ormai cinquantennale carriera nella sartoria da uomo; e a Stefania Rivolvecchi, commerciante del centro storico cittadino.</p>
<p>Le imprenditrici premiate in questa edizione, come nelle precede nti, hanno saputo conciliare famiglia e lavoro, grazie alle doti organizzative, la &#8211; flessibilità, la capacità di stare al passo con i tempi, che sono state riconosciute e condivise anche dalle famiglie per i risultati raggiunti.</p>
<p>“Non sempre le donne sono consapevoli del loro apporto – ha affermato Tiziana Elgari, Presidente di CNA Impresa Donna. &#8211; Secondo la Camera di Commercio al 31/12/2009 le imprese femminili iscritte e attive nella provincia di Reggio erano 8874. Nel 2009 le nuove iscritte sono state 356 contro le 293 cessate. Il saldo positivo conferma la presenza di un&#8217;economia femminile viva, in cui le donne continuano ad investire mettendo alla prova sé stesse, e confermando la propria presenza come un valore non solo paritario, ma effettivamente economico”.</p>
<p>“La Regione Emilia Romagna – ha continuato il consigliere regionale Roberta Mori, ospite del convegno che ha preceduto la premiazione delle imprenditrici bagnolesi – ha sempre investito molto in bandi che sapessero sostenere la rete di sviluppo dell&#8217;imprenditoria femminile. Purtroppo, i piani d&#8217;azione della Regione sono messi fortemente a rischio dalla attuale Manovra Finanziaria statale, che taglia indiscriminatamente sull&#8217;attività di sostegno all&#8217;imprenditoria. Si sta lavorando sulla programmazione del Bilancio 2011, ma le difficoltà per mantenere gli alti standard che l&#8217;Emilia Romagna ha garantito fino ad oggi nel sostegno all&#8217;impresa femminile saranno altissime”.</p>
<p>“Ringrazio tutte le imprenditrici – ha concluso il Sindaco di Bagnolo Paola Casali – che sono qui oggi a rappresentare come impresa, conciliazione, autonomia, carriera non siano parole in contrapposizione all&#8217;ideale femminile. Sono tutte imprenditrici che hanno saputo creare realtà imprenditoriali solide e di successo senza rinunciare ad una famiglia e alle soddisfazioni personali. Un ringraziamento speciale anche a Katia Pizzetti, consigliera di pari opportunità del Comune di Bagnolo in Piano per l&#8217;organizzazione della manifestazione e a CNA che dall&#8217;inizio di questa avventura, nel 2007, ci segue nella valorizzazione della figura femminile nell&#8217;imprenditoria locale”.</p>
<p>Nella foto, da  sinistra: Tiziana Elgari, Roberta Mori, Paola Casali, Katia Pizzetti.</p>
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		<title>IL METODO “EMPACTO: COACHING + TRAINING”</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 10:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[carlo bisi]]></category>
		<category><![CDATA[Carriere Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
di Dott. Carlo Alberto Bisi
Il metodo EMPACTO nasce dall’esperienza di oltre 10 anni nell’attività di consulenza, formazione e Coaching, svolta principalmente nel segmento della media azienda, sulle tematiche di Leadership,Team Building, Team Coaching, nonché l’area vendite nel suo complesso.Ciò che emerge da questa esperienza può essere descritto con un piccolo paradosso, e cioè che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong>di Dott. Carlo Alberto Bisi</strong><br />
<a rel="attachment wp-att-2550" href="http://imprenditori.it/2010/09/02/il-metodo-%e2%80%9cempacto-coaching-training%e2%80%9d/attachment/74181456/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2550" title="74181456" src="http://imprenditori.it/files/2010/09/coaching-300x181.jpg" alt="" width="300" height="181" /></a>Il metodo EMPACTO nasce dall’esperienza di oltre 10 anni nell’attività di consulenza, formazione e Coaching, svolta principalmente nel segmento della media azienda, sulle tematiche di Leadership,Team Building, Team Coaching, nonché l’area vendite nel suo complesso.Ciò che emerge da questa esperienza può essere descritto con un piccolo paradosso, e cioè che da un punto di vista consulenziale e formativo, gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una crescente attenzione verso le teorie manageriali evolute, all’interno di un contesto in cui mancano spesso le conoscenze manageriali di base. È fuori di dubbio che il Coaching rappresenti la novità e l’innovazione in campo manageriale, mentre il Training è considerato un po’ noioso ed anche piuttosto ripetitivo nei contenuti, ma , molto spesso, è velleitario pensare che possano essere distinti: ci sono sempre metodi e strumenti da apprendere, così come è sempre più necessario un supporto individuale per permettere alle persone una più efficace applicabilità nel breve periodo di ciò che si è imparato nelle giornate di Training. Questo è il motivo che ci ha spinto a creare il metodo “EMPACTO: COACHING + TRAINING”. L’obiettivo di EMPACTO è integrare le due attività di Coaching e di Training, permettendo ai partecipanti l’apprendimento di tecniche e strumenti manageriali ( TRAINING), con il supporto individuale necessario nella fase di implementazione di nuovi metodi e di nuovi strumenti (COACHING). Per una più chiara esposizione, precisiamo che intendiamo con Training tutte le attività in cui esiste un trasferimento di contenuti ( teorie, tecniche, strumenti) nelle varie aree aziendali ( gestione di Team, gestione del tempo, gestione obiettivi, gestione commerciale, gestione risorse umane ecc.), mentre, per definire il coaching ci avvaliamo della definizione di International Coach Federation, e cioè: il coaching professionale è un rapporto di partnership che si stabilisce tra coach e cliente con lo scopo di aiutare quest’ultimo ad ottenere risultati ottimali in ambito sia lavorativo che personale. Grazie all’attività svolta dal coach, i clienti sono in grado di apprendere ed elaborare le tecniche e le strategie di azione che permetteranno loro di migliorare sia le performance che la qualità della propria vita. Da qui è chiaro l’obiettivo di EMPACTO, che da un lato trasferisce contenuti attraverso il Training, dall’altro supporta nell’applicabilità degli stessi, attraverso il Coaching. Le teorie manageriali approfondite nel Training EMPACTO hanno le radici nella Leadership Relazionale sviluppata, tra gli altri, da Blanchard e Covey, incentrata sull’essere e perciò sull’intelligenza emotiva, sull’empatia e sull’ascolto che portano ad una maggiore chiarezza di obiettivi ed ad un motivante coinvolgimento degli interlocutori ( collaboratori, capi, colleghi e clienti), che porta ad una efficacia operativa pari al massimo potenziale possibile.</p>
<p>Come conferma di quanto sopra,  EMPACTO è l’acronimo di:</p>
<p><strong>E</strong>mpatia</p>
<p><strong>M</strong>otivazione</p>
<p><strong>P</strong>otenziale</p>
<p><strong>A</strong>scolto</p>
<p><strong>C</strong>omunicazione</p>
<p><strong>T</strong>empo</p>
<p><strong>O</strong>biettivo</p>
<p><strong>STRUTTURA</strong></p>
<p><strong> </strong>Le aree tematiche di Training sopra indicate, permettono di toccare i tre pilastri di Empacto Training, e cioè:</p>
<p>• la gestione di noi stessi: Empatia, Potenziale, Ascolto</p>
<p>• La gestione delle attività: Obiettivo, Tempo e Priorità</p>
<p>• La gestione degli interlocutori: Comunicazione, Motivazione</p>
<p>Questi tre pilastri  rappresentano il processo che permette di arrivare all’essenza del ruolo del LEADER, che possiamo indicare come la capacità di influire sui comportamenti degli altri, orientandoli verso obiettivi comuni, nel rispetto della crescita reciproca. Il risultato finale si concretizza perciò nella gestione degli interlocutori, ma è importante sottolineare che una non corretta gestione del Tempo o degli Obiettivi  rende meno efficace la gestione degli interlocutori, così come una non corretta relazione con se stessi, rende meno efficace tutto quello che segue (gestione Attività e gestione Interlocutori). Il metodo “EMPACTO” da una risposta efficace per ottimizzare tutto il processo di Leadership, trasferendo tecniche e strumenti sulle tematiche indicate, e supportando individualmente i partecipanti nell’applicazione quotidiana del metodo. Per completare il quadro del Metodo EMPACTO, fermo restando il carattere di assoluta personalizzazione di ogni intervento, indichiamo a titolo di esempio, una struttura di intervento:</p>
<p><strong>fase 1</strong> <strong>:</strong> incontro con l’azienda per l’analisi della situazione esistente e degli obiettivi del team di persone coinvolte, in modo da  definire la personalizzazione dell’intervento<br />
<strong>fase 2 </strong>: coinvolgimento dei partecipanti prima dell’inizio dell’attività<br />
<strong>fase 3: </strong>primo incontro collegiale di Training ( Gestione di noi stessi) e primo incontro individuale di Coaching con ogni partecipante<br />
<strong>fase 4:</strong> secondo incontro collegiale di Training ( Gestione delle Attività) e secondo incontro individuale di Coaching con ogni partecipante<br />
<strong>fase 5:</strong> terzo incontro collegiale  di Training ( Gestione degli Interlocutori) e terzo incontro individuale di Coaching con ogni partecipante<br />
<strong>fase 6:</strong> quarto incontro  di Training/Follow Up, in chiusura dell’intervento.</p>
<p><strong>DESTINATARI</strong></p>
<p><strong> </strong>Il metodo Empacto si applica in due ambiti specifici:</p>
<p>• Quadri e Dirigenti, responsabili di Team interni all’azienda</p>
<p>• Reti di vendita e responsabili di Team di Vendita</p>
<p>Questi due ambiti si differenziano per i contenuti delle giornate di Training:  nei quadri e dirigenti, responsabili di team interni, i contenuti sono pensati per intervenire su Team interni all’azienda, con l’obiettivo di superare le istintive resistenze al cambiamento, ed ottimizzare l’efficacia operativa all’interno dell’azienda; mentre per quanto riguarda gli interventi sulla rete di vendita, i contenuti sono pensati per migliorare le attività ed i risultati  della rete vendita esterna e di ogni singolo componente, riducendo al massimo le inefficienze del processo commerciale aziendale. L’intervento su Quadri e Dirigenti è sempre gestito da Consulenti  con significativa esperienza manageriale in azienda, così come l’intervento su Reti di Vendita e Responsabili Team di Vendita è sempre gestito da Consulenti con esperienza diretta di vendita sul campo, sia come venditori che come manager di vendita.</p>
<p><strong>di Dott. Carlo Alberto Bisi<br />
Carriere Italia sas<br />
Professional Certified Coach</strong></p>
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		<title>Metti i pannelli fotovoltaici in orbita</title>
		<link>http://imprenditori.it/2010/08/29/metti-i-pannelli-fotovoltaici-in-orbita/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 15:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<category><![CDATA[energie rinnovabili]]></category>
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		<description><![CDATA[Un limite delle energie rinnovabili, come il solare e l&#8217;eolico, risiede nel fatto che la produzione di energia dipende dalle condizioni atmosferiche. Più semplicemente basta l&#8217;alternarsi giorno-notte per rendere il solare una fonte di energia che rende il 50% della propria potenzialità. Gli impianti Space Solar Power sono stati pensati sopratutto per ovviare a questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2547" title="070725_solarpower_hmed_11a.hmedium" src="http://imprenditori.it/files/2010/08/070725_solarpower_hmed_11a.hmedium-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" />Un limite delle energie rinnovabili, come il solare e l&#8217;eolico, risiede nel fatto che la produzione di energia dipende dalle condizioni atmosferiche. Più semplicemente basta l&#8217;alternarsi giorno-notte per rendere il solare una fonte di energia che rende il 50% della propria potenzialità. Gli impianti Space Solar Power sono stati pensati sopratutto per ovviare a questo problema. Infatti, è possibile attivare pannelli fotovoltaici che captano i raggi del sole direttamente in orbita (1.366 watts/m2) superando problemi fisici come la situazione meteorologica, il rapporto esposizione solare/ore e la latitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">La società Space Energy ha annunciato di voler lanciare in orbita satelliti che funzionano come centrali fotovoltaiche, in grado di generare e trasmettere energia elettrica ai ricevitori sulla Terra, attraverso onde radio a bassa frequenza. Si tratterebbe di &#8220;ancorare&#8221; vari pannelli solari ad un satellite, in grado di direzionarli al meglio verso il sole. La differenza con le centrali solari a terra è evidente: c&#8217;è il sole sempre e lo si cattura molto meglio. Da una pannellazione di un chilometro si può, infatti, ricavare energia equivalente alla produzione annua di tutti i giacimenti di petrolio esistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come nel caso di tante altre recenti rivoluzioni nella cultura e nella società – basta pensare ad internet – il progetto della Space Energy ricalca un precedente studio militare del governo degli Stati Uniti che risale all’ottobre 2007. Lo US National Security Strategy, infatti, aveva il mandato, da parte del Dipartimento della Difesa, di ricercare alternative all’attuale paradigma energetico basato sul petrolio, al fine di garantire la sicurezza energetica nazionale. Ora gli USA sono un importatore netto, quindi i principali strateghi del Pentagono hanno iniziato a sottoporre ad analisi costi-benefici modelli energetici alternativi che non fossero legati a risorse esauribili o localizzate in Paesi terzi sui quali gravano incognite di tipo geopolitico.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo US National Security Strategy ha, infine, scelto di aggiorare un progetto, chiamato Space Based Solar Power (SBSP), che risale a 40 anni fa. L’evoluzione tecnologica, oltre all’aumento del costo del petrolio al barile, ha reso realista e praticabile questa opzione, nonostante la ricerca vi abbia destinato solo 80 milioni di dollari, contro i 21 miliardi drenati dagli studi sul nucleare.<br />
Dopo l’11 settembre, quando il barile di petrolio è passato da 15 ad 80 dollari, gli esperti americani hanno capito che era necessaria un’accelerazione allo SBSP.<br />
L’unione fa la forza e abbassa anche i costi. Non aveva senso – almeno per gli esperti – portare avanti il progetto solo in ottica nazionale. Da un punto di vista strettamente militare, inoltre, molti conflitti attuali sono legati alla scarsità di energia immediatamente disponibile per tutti. Più energia può quindi significare meno guerre. D’altronde il sole è un bene pubblico, e la tecnologia usata nel progetto può essere alla portata di molte nazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, a marzo 2007, il National Security Space Office (NSSO) e l’Advanced Concepts Office hanno lanciato un forum internet aperto a tutti gli esperti del mondo e alle aziende pronte ad investire. Tra le aziende che stanno lavorando a questo progetto c&#8217;è la Solaren Corporation di Manhattan Beach (California). Sono talmente convinti del successo del loro lavoro che pensano di iniziare a fornire energia già dal 2016. Li vincola un contratto con la Pacific Gas and Electric che stabilisce che proprio a partire da gennaio 2016 la Solaren dovrà immettere 200 megawatt nella rete elettrica nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La trasmissione dell&#8217;energia dallo spazio a terra avverrà attraverso onde radio, utilizzando una tecnologia wireless già sperimentata in altre situazioni &#8220;terrestri&#8221;. Pur con un progetto che sembra solido, la Solaren è alla ricerca di 2 miliardi di dollari di investimenti per continuare il proprio lavoro (attualmente ha una decina di dipendenti). Con il progetto della Space Energy prende forma, forse, un nuovo paradigma energetico. Pulito, universale ed economicamente sostenibile.</p>
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		<title>Divorzi a catena</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 14:49:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Manie]]></category>
		<category><![CDATA[divorzi]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si tratta più di tappi del dentifricio lasciati aperti, di pranzi domenicali con suocere irritanti o di tracce di rossetto sul collo della camicia. La fine di un rapporto avrebbe radici “scientifiche”: secondo uno studio condotto da sociologi e psicologi dell’Università di Harvard, della Brown e della University of California, i divorzi sarebbero “contagiosi”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2532" title="divorzio" src="http://imprenditori.it/files/2010/08/divorzio-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" />Non si tratta più di tappi del dentifricio lasciati aperti, di pranzi domenicali con suocere irritanti o di tracce di rossetto sul collo della camicia. La fine di un rapporto avrebbe radici “scientifiche”: secondo uno studio condotto da sociologi e psicologi dell’Università di Harvard, della Brown e della University of California, i divorzi sarebbero “contagiosi”. La ricerca ha infatti rilevato che avere un amico intimo o un parente che ha interrotto un matrimonio aumenta le possibilità di divorziare a propria volta addirittura del 75%, e persino il divorzio di un conoscente incide su questo dato al 33%. &#8220;Il divorzio andrebbe studiato e compreso come un fenomeno collettivo che si estende ben al di là di coloro che ne rimangono direttamente coinvolti&#8221; si legge nelle conclusioni della ricerca. Meno colpite da quest’epidemia sarebbero invece le coppie con figli. Il numero di bambini in famiglia sarebbe inversamente proporzionale alle chance di fallimento di un matrimonio.</p>
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		<title>Nuove certificazioni UE sui biocarburanti</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 15:21:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<category><![CDATA[biocarburanti]]></category>
		<category><![CDATA[energie rinnovabili]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;introduzione di una certificazione di sostenibilità per i biocarburanti, fino ad oggi solamente ventilata come possibilità nella direttiva sulle energie rinnovabili che entrerà in vigore a dicembre 2010, diventa realtà. Al fine di garantire un controllo dei criteri di sostenibilità, dal campo fino alla pompa di rifornimento, Bruxelles ha, infatti, deciso di fare ricorso a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2544" title="e007" src="http://imprenditori.it/files/2010/08/e007-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" />L&#8217;introduzione di una certificazione di sostenibilità per i biocarburanti, fino ad oggi solamente ventilata come possibilità nella direttiva sulle energie rinnovabili che entrerà in vigore a dicembre 2010, diventa realtà. Al fine di garantire un controllo dei criteri di sostenibilità, dal campo fino alla pompa di rifornimento, Bruxelles ha, infatti, deciso di fare ricorso a un sistema volontario di certificazione che potrà essere realizzato dai diversi attori del mercato, industrie, governi, Ong.</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione dell&#8217;Unione Europea, pur facendo riferimento a un sistema volontario, introduce di fatto l&#8217;obbligatorietà della certificazione. I biocarburanti che non riporteranno l&#8217;etichettatura potranno infatti essere prodotti, importati, venduti, ma non saranno calcolati nel quantitativo che ogni Paese deve utilizzare per essere in linea con la direttiva sulle energie rinnovabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la Direttiva 2009/28/CE gli Stati dell&#8217;Unione Europea si sono impegnati a impiegare entro il 2020 una quota pari al 10% di carburanti prodotti a partire da fonti rinnovabili (biomasse solide, biocarburanti, elettricità ricavata da fonti pulite) sul totale dei carburanti utilizzati nei trasporti. I sussidi quindi, ancora indispensabili per sostenere il mercato, saranno a rigor di logica destinati solo ai carburanti verdi che rispetteranno i parametri comunitari.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel testo della direttiva sulle rinnovabili, Bruxelles non si è limitata a richiedere il sistema di certificazioni per tutti i tipi di biocarburanti usati nell’UE (compresi quelli importati), ma ha definito anche i criteri che tali certificazioni devono rispettare per ottenere il riconoscimento. Secondo i requisiti stabiliti, i biocarburanti non potranno essere prodotti a partire da materie prime derivanti, per esempio, da foreste tropicali o da aree deforestate dopo il 2008, da paludi o da aree ad alta biodiversità.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, riguardo la destinazione dei suoli Bruxelles ha precisato che le piantagioni di olio di palma non possono essere considerate come foreste e quindi, se hanno sostituito delle foreste, producono olio non sostenibile. La Commissione difende tuttavia l&#8217;olio di palma utilizzato per i biocarburanti dall&#8217;accusa di deforestazione: secondo la UE solo il 4- 5% dei biocarburanti europei è prodotto con questa materia prima, ovvero l&#8217;1% della produzione mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro criterio necessario a ottenere il riconoscimento, ha a che fare con la procedura di revisione dell&#8217;iter produttivo dei biocarburanti.<br />
Per garantirne l&#8217;affidabilità, i sistemi di certificazione dovranno avvalersi di revisori indipendenti che si facciano carico dell&#8217;esame dell&#8217;intera catena di produzione, dall&#8217;agricoltore e dallo stabilimento, al commerciante e al distributore che fornisce benzina o carburante diesel alla stazione di servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">I biocarburanti per poter essere definiti sostenibili, ed essere quindi considerati nel calcolo degli obiettivi nazionali, dovranno, inoltre, consentire un risparmio di gas serra rispetto ai combustibili fossili pari al 35%. Tale percentuale dovrà salire al 50% nel 2017 e al 60% nel 2018 per i biocarburanti prodotti da nuovi impianti. Nel calcolo si terrà conto non solo della CO2, ma anche delle emissioni di metano e di protossido di azoto, gas ancora più dannosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel commentare la decisione dell&#8217;Unione, Günther Oettinger, commissario europeo per l&#8217;Energia, ha affermato: “Negli anni a venire i biocarburanti saranno l&#8217;unica alternativa alla benzina e ai combustibili diesel utilizzati per i trasporti, che causano oltre il 20% delle emissioni di gas a effetto serra dell&#8217;Unione europea. Dobbiamo garantire che anche i biocarburanti siano sostenibili. Il nostro sistema di certificazione &#8211; il più rigoroso tra quelli esistenti &#8211; garantirà che i biocarburanti rispettino gli standard ambientali più severi e avrà ripercussioni positive anche su altre regioni del mondo, perché si applica anche ai biocarburanti importati”.</p>
<p style="text-align: justify;">La direttiva del 2009 sull’energia da fonti rinnovabili fissa come obiettivo generale per l’UE una quota del 20% di energia rinnovabile rispetto al consumo totale di energia entro il 2020. Ogni Paese UE deve raggiungere obiettivi precisi: l’Italia deve raggiungere il 17% ma a tutt’oggi è ancora lontana dal 10%.</p>
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		<title>Profumo di pulp*</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 14:42:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Niente di meglio]]></category>
		<category><![CDATA[Mike Patton]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo cane]]></category>

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		<description><![CDATA[Mike Patton, ex leader dei Faith No More, stupisce alla grande con questo tributo al pop italiano degli anni &#8216;50/&#8217;60. Il nostro eroe si cimenta con coraggio nel reinterpretare classici di Gino Paoli, Fred Bongusto, Luigi Tenco, senza tralasciare la sua grande passione per Ennio Morricone (dimostrata nel precedente lavoro). Dalla sua seconda casa a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2521" title="mike-patton" src="http://imprenditori.it/files/2010/08/mike-patton-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" />Mike Patton, ex leader dei Faith No More, stupisce alla grande con questo tributo al pop italiano degli anni &#8216;50/&#8217;60. Il nostro eroe si cimenta con coraggio nel reinterpretare classici di Gino Paoli, Fred Bongusto, Luigi Tenco, senza tralasciare la sua grande passione per Ennio Morricone (dimostrata nel precedente lavoro). Dalla sua seconda casa a Bologna, Mike ricuce con grande rispetto il ricamo di un&#8217;Italia dimenticata. Un disco che profuma di &#8220;Pulp&#8221;* di fumetto alla Diabolik e alla Tex Willer. Ascoltate le bellssime reinterpratazioni di &#8220;Ti offro da bere&#8221; e l&#8217;apertura un po&#8217; surreale e dissonante di &#8220;Il cielo in una stanza&#8221; o &#8220;Senza fine&#8221;. Forse il disco risulterà spigoloso ed indigesto di primo acchito, soprattutto a chi si aspetta un&#8217;opera nostalgica e retrò. Non è così. Questo è un cd per menti aperte e stomaci forti. Un disco da portarsi in vacanza, ma lontano da occhi indiscreti e luoghi affollati. Da gustare in due.<br />
Buon ascolto e buon viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">* PULP = POLPA, una mistura di pasta di legno economica per fabbricare carta per romanzi a basso prezzo, tipici della grande depressione USA degli anni &#8216;30, soprattutto di genere western, poliziesco, fantasy e fantascientifico.</p>
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		<title>Inizia l&#8217;era del cyber-notaio</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 11:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[Tools]]></category>
		<category><![CDATA[informatizzazione atti pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[legge delega n. 69/2009]]></category>
		<category><![CDATA[notaio]]></category>
		<category><![CDATA[semplificazione]]></category>

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		<description><![CDATA[di Federico Parmeggiani (Dipartimento di   Diritto dell’Economia, Università di Siena)
E&#8217; stato di recente approvato dal Consiglio dei Ministri il Decreto Legislativo che, in attuazione della legge delega n. 69/2009, contiene la disciplina sull&#8217;informatizzazione degli atti pubblici. Le novità introdotte non sono di poco conto: d&#8217;ora in poi per tutti gli atti per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2514" title="1221952_51477459_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/08/1221952_51477459_opt-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />di Federico Parmeggiani</strong> (Dipartimento di   Diritto dell’Economia, Università di Siena)</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato di recente approvato dal Consiglio dei Ministri il Decreto Legislativo che, in attuazione della legge delega n. 69/2009, contiene la disciplina sull&#8217;informatizzazione degli atti pubblici. Le novità introdotte non sono di poco conto: d&#8217;ora in poi per tutti gli atti per i quali l&#8217;ordinamento prescrive la forma di atto pubblico (quali la compravendita di immobili o la costituzione di società per azioni) sarà possibile optare per una stipula in versione informatica e sottoscrivere gli stessi atti in maniera digitale. Il notaio quindi, compiuti i classici controlli preventivi di legalità, provvederà a redigere l&#8217;atto come documento elettronico che sarà conservato e reso facilmente consultabile. L&#8217;utilizzo di questa innovazione tecnologica sarà rimessa alla scelta delle parti, che potranno comunque continuare ad optare per il tradizionale atto redatto in forma cartacea, ma qualora optino per la versione telematica non dovranno necessariamente disporre di firma digitale in senso stretto, sarà sufficiente una semplice scansione elettronica della propria firma autografa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa nuova modalità di redazione dell&#8217;atto non solo non affievolisce alcuna garanzia nei confronti delle parti (la stipula viene comunque compiuta dinanzi al notaio, sul quale gravano i consueti doveri di controllo e certificazione), ma in compenso riduce i tempi e alcuni costi che finora erano sostenuti dalle parti. Ad esempio, coloro che desiderino acquistare casa in un altra città potranno comodamente porre in essere tutte le operazioni e le formalità richieste dinanzi al notaio della propria città, senza la necessità di compiere alcun oneroso spostamento. Inoltre le stesse spese connesse all&#8217;introduzione di questa nuova tecnologia, compresa la conservazione degli atti telematici, permangono tutte a carico del notaio e del Consiglio Nazionale del Notariato, senza gravare minimamente sui clienti. Infatti il notaio, una volta ultimata la redazione dell&#8217;atto, lo conserverà in un apposito database gestito a livello centrale dal Consiglio stesso che provvederà a metterlo prontamente a disposizione per la consultazione. Questa novità è da salutare con favore per due ordini di ragioni. Innanzitutto per l&#8217;efficienza che intrinsecamente apporta al sistema economico; infatti l&#8217;applicazione della tecnologia informatica agli atti di compravendita immobiliare e più in generale alle operazioni che sono compiute dinanzi ad un notaio diminuisce sicuramente i cosiddetti “costi informativi” che qualunque soggetto (impresa o privato) che intenda compiere un affare deve preliminarmente sostenere per appurare lo stato di fatto e di diritto dei beni che ne sono oggetto e quindi la sua generale convenienza.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo ritengo sia anche molto importante il segnale che i notai, categoria spesso considerata retaggio di tempi andati o addirittura ostacolo alla libera circolazione della ricchezza, danno per primi alle altre categorie di professionisti. Questa riforma mostra infatti che anche mestieri e professioni che affondano le proprie radici in tempi antichi possono evolversi radicalmente grazie all&#8217;avvento delle tecnologie informatiche ed essere sempre più vicine quindi ai cittadini che ne fruiscono, i quali spesso si lamentano della complessità e della scarsa comprensibilità di ciò che ruota attorno ai servizi di consulenza e di certificazione acquistati.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;auspicio è che questo approccio innovatore sia applicato in tempi celeri anche in materia di contenzioso civile, ambito in cui molti progetti sono in cantiere mentre ancora relativamente poche novità sono state concretamente poste in essere e sono a tutt&#8217;oggi fruibili, anche in ragione dello scarso interesse per le tecnologie mostrato da alcune figure delle professioni forensi (sia magistrati, sia avvocati). Se un domani si potesse finalmente giungere ad una situazione in cui gli avvocati non dovranno più muoversi dal proprio studio se non per recarsi in udienza, una situazione in cui siano eliminate le file chilometriche e le ore di attesa passate a richiedere documenti o depositare atti a discapito del tempo e del denaro dei professionisti e dei clienti, una situazione in cui i magistrati siano in grado di ricevere istanze direttamente sul proprio computer e rendere note le proprie decisioni tramite i veloci e sicuri mezzi telematici, certamente non solo il nostro sistema giudiziario ma anche la nostra economia nazionale ne trarrà un enorme giovamento.</p>
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		<title>Stessa spiaggia, solo mare</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 15:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coccodrillo]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[costa]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[spiaggia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mare si sta mangiando le spiagge. Mentre molti lidi quest&#8217;estate resteranno chiusi per mancanza di sabbia, altri stanno correndo ai ripari con diversi metodi ricostruttivi: lifting ai litorali sfregiati e push-up geologici come il &#8220;geotubo&#8221; che dovrebbe impedire alla sabbia di scivolare via. Altri ancora hanno già pronto il piano (all’italiana) per salvare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2541" title="1281687_28968453_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/08/1281687_28968453_opt-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" />Il mare si sta mangiando le spiagge. Mentre molti lidi quest&#8217;estate resteranno chiusi per mancanza di sabbia, altri stanno correndo ai ripari con diversi metodi ricostruttivi: lifting ai litorali sfregiati e push-up geologici come il &#8220;geotubo&#8221; che dovrebbe impedire alla sabbia di scivolare via. Altri ancora hanno già pronto il piano (all’italiana) per salvare la stagione. L&#8217;acqua arriva alle cabine? Allora la spiaggia sommersa diventa un ristorante sul mare, coi tavolini e solarium. Gli italiani sono campioni in questo: di necessità, virtù.</p>
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		<title>L&#8217;isola che c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 11:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Al femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[downshifting]]></category>
		<category><![CDATA[L'isola che c'è]]></category>
		<category><![CDATA[Lampedusa]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Vania Facchini]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesca Meschieri
Chi di noi non ha desiderato, almeno una volta nella vita di mollare tutto e partire, destinazione “’l’isola che non c’è” e come Peter Pan lasciarsi tutto alle spalle, problemi, responsabilità e affanni? Se è vero che la vita è molto diversa dalle fiabe, quella di Vania Facchini è un&#8217;eccezione alla regola: ex [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2510" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2510" title="DSC06084_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/08/DSC06084_opt-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Tempi moderni, vacanze single: il 2010 ha visto il boom delle prenotazioni singole presso i tour operator. 1 su 3 rinuncia per paura della solitudine. Ma vah!</p></div>
<p><strong>di Francesca Meschieri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chi di noi non ha desiderato, almeno una volta nella vita di mollare tutto e partire, destinazione “’l’isola che non c’è” e come Peter Pan lasciarsi tutto alle spalle, problemi, responsabilità e affanni? Se è vero che la vita è molto diversa dalle fiabe, quella di Vania Facchini è un&#8217;eccezione alla regola: ex infermiera del reparto di Terapia intensiva, questa quaranticinquenne parmigiana ha realizzato il suo sogno, arrivando a Lampedusa con un furgone carico di desideri e tanta buona volontà. “Sono partita prendendo in gestione delle case abbandonate, le ho arredate e messe a disposizione come operatore turistico; pochissimi parmigiani conoscevano l’isola e oggi sono in molti quelli che ritornano ogni anno”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un amore a prima vista quello che ha folgorato Vania, un sentimento cresciuto nel tempo che ha creato un legame indissolubile con questa terra dove la nave che porta acqua e benzina non arriva tutte le settimane e dove non esistono servizi a cui siamo abituati: un’isola dagli enormi contrasti ma dove Vania, nella ricchezza di una vita semplice, ha trovato la sua seconda casa.<br />
“Questa avventura è cominciata 13 anni fa, ancora prima di lasciare il mio lavoro: era diventato troppo doloroso elaborare la sofferenza dei lutti che vivevo quotidianamente, perchè anche quando non ti riguarda direttamente devi superare il trauma che vedi negli occhi degli altri ed io questo non riuscivo più a farlo. Ci sono persone che, per loro fortuna, sono nate con la camicia, io no. Io sono nata “nuda” e sono sempre stata abituata a crearmi le opportunità da sola, spesso andandomele a cercare, come la decisione di cambiare vita e trasferirmi da Parma a Lampedusa. Non è stata certo una scelta facile, ma sentivo il bisogno di darmi questa possibilità e per quanto mi riguarda, è andata benissimo così”</p>
<p style="text-align: justify;">La tua attività, “L’isola che c’è” (<a href="http://www.lisolachece.com" target="_blank">www.lisolachece.com</a>), ti consente di vivere da maggio ad ottobre in un luogo meraviglioso, dove il tempo sembra essersi fermato… verrebbe voglia di prendere esempio da te!<br />
&#8220;Sicuramente ho creato qualcosa che a Lampedusa non c’era e in questo senso sono molto orgogliosa del mio lavoro, ma devo dire che la soddisfazione più grande viene dalle persone che trascorrono il tempo qui e che ritornano, ogni anno, per rivivere la magie di questi luoghi, assaporarne i gusti e sentirne i profumi. Persino nei colori Lampedusa esprime tutta la sua esasperata bellezza: tutto qui è giallo e turchese, un vero pezzo d’Africa nel profondo sud d’Italia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Profondo davvero, Lampedusa è il punto più a Sud di tutta l’Europa!<br />
&#8220;Le persone forse dimenticano che, senza prendere tanti aerei e sorvolare il mondo per andare sugli atolli sperduti, c’è un’isola tutta italiana che non aspetta altro che essere scoperta. Certo, qui la vita non è come quella dei villaggi turistici, ma il contatto con la natura è il vero spettacolo di questa terra&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante i ritmi di vita “decisamente rallentati” sembri una donna molto energica e determinata: come immagini il tuo futuro?<br />
&#8220;Non sono una donna che ama fare programmi a lunga scadenza, certo mi rendo conto di dover organizzare la mia vita ma l’esperienza mi ha insegnato che è meglio godersi ogni attimo completamente, dandogli davvero un significato perché non sappiamo mai quello che potrebbe accaderci domani. A discapito di tutto, perché non tutte le scelte di vita che si fanno vengono condivise, non vorrei mai voltarmi indietro ed accorgermi di avere dei rimpianti, non potrei sopportarlo: per me si è chiusa una porta e si è spalancato un portone, quando ho deciso di mollare tutto e trasferirmi qui per molti mesi all’anno. La mia vita è cambiata completamente, non solo i ritmi di lavoro, ma anche la qualità del tempo, che qui, sembra scorrere ad un’altra velocità. Pensa solo alla criminalità: qui è inesistente e chiunque può tranquillamente lasciare la porta di casa aperta senza alcun timore. Ecco, quando torno a Parma ci metto sempre un po’ ad abituarmi alla nostra realtà, oggi più che mai&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo curiose: sull’isola che c’è, hai trovato anche l’amore?<br />
&#8220;No, l’amore l’ho lasciato a Parma (ndr, ride). Abbiamo uno splendido anche se difficilissimo rapporto a distanza, ma funziona e quindi va bene così; è sempre una questione di qualità del tempo che si trascorre insieme, non della quantità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi qualcosa, in fondo, ti manca della tua terra?<br />
&#8220;Ma certo, gli affetti sono la prima cosa e comunque torno a casa sempre volentieri. Credo che nella vita si debbano cogliere le opportunità come se ognuna dovesse portarci lontano, poi sta a noi decidere quali delle strade intraprese ci interessa percorrere davvero fino in fondo. Io ho ancora tanti desideri da realizzare e sogni che inseguo da tempo, come il progetto di aprire un bed&amp;breakfast qui. Il cielo a Lampedusa, sembra un manto di stelle infinito e sai quanti desideri si possono esprimere da quaggiù?&#8221;.</p>
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		<title>Chi ha tempo, non aspetti tempo</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 11:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Previsioni apocalittiche]]></category>
		<category><![CDATA[estinzione]]></category>
		<category><![CDATA[Frank Fenner]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[uomo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Anna Salami
“L&#8217;homo sapiens sarà estinto probabilmente nei prossimi 100 anni e lo stesso accadrà per molti animali. È una situazione ormai irreversibile e penso sia davvero troppo tardi per porvi rimedio”. (Frank Fenner, biologo, Australian National University, maggio 2010)
e allora&#8230;
Se le cose stanno davvero come afferma il 95enne professore di microbiologia, che con le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2503" title="692740_51849451_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/08/692740_51849451_opt-300x125.jpg" alt="" width="300" height="125" />di Anna Salami</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“L&#8217;homo sapiens sarà estinto probabilmente nei prossimi 100 anni e lo stesso accadrà per molti animali. È una situazione ormai irreversibile e penso sia davvero troppo tardi per porvi rimedio”. (Frank Fenner, biologo, Australian National University, maggio 2010)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e allora&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se le cose stanno davvero come afferma il 95enne professore di microbiologia, che con le sue ricerche ha contribuito tra l&#8217;altro a debellare il vaiolo, non resta altro da fare se non pensare a come trascorrere al meglio il poco tempo che ci rimane. Una scelta non propriamente nobile, ma più che comprensibile davanti ad un simile previsione: dare fondo alle risorse a disposizione e non perdere nemmeno un minuto in più in progetti per salvare un mondo che non avrà più alcuna specie ad abitarlo. Ma le cose potrebbero anche andare diversamente, come sostengono altri scienziati, e un margine di azione per contrastare questo fenomeno di autodistruzione potrebbe ancora esserci. Nel caso si volesse tentare di salvare il salvabile, bisognerebbe lavorare, in primis, sui cambiamenti climatici avvenuti ad opera dell&#8217;uomo, e a ruota sull’esplosione demografica e sui consumi fuori controllo. Questo tentativo avrebbe senso, però, solo ad una condizione: agire ora, il più rapidamente possibile, adottando a livello sovranazionale politiche di sviluppo eco-sostenibile. Apocalittici o inguaribili ottimisti, qualsiasi strategia decideremo di seguire una cosa sembra certamente assennata: far tesoro della saggezza popolare secondo cui “chi ha tempo, non aspetti tempo”.</p>
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